LA SPIRITUALITÀ, IL FANGO E IL FIORE DI LOTO.

Congruenza, discernimento.

Ad osservare in profondità, nel silenzio, nell’ascolto, accade di accorgersi che, spesso, chi si dice in un modo poi nei fatti non lo è. Questo fa parte della spiritualità di apparenza, per il quale la sostanza non si sa bene dove sia finita. 

C’è chi tanto parla di amore, ma poi nei fatti l’amore non c’è. Già, perché l’amore si fa, non si dice e se si dice, subito poi si deve fare, perché è il fare che lascia il segno, le parole, le parole sono belle, ma se prive di vibrazione e intento, alla fine, restano parole.

C’è chi parla di spirituale e lo professa dicendosi in armonia con il tutto, ride e ride e medita e medita e si certifica, e mostra liste di attestati di questo e quello mentre parla di perfezione e peace&love. E racconta di tecnica, ne descrive termini e concetti che vanno a raffica mentre l’espressione del viso e gli occhi… ahhhh gli occhi!.. restano freddi, impassibili, privi di profondità. 

E ci si boria di tanto studio, di tanta conoscenza, che però ahimè, se resta su e non scende giù, solo conoscenza rimane perché al finale non vibra nell’essenza e non la manifesta nel suo splendore. E allora forza alla conoscenza!

Che da essa traspaia informazione!

Ma dove lo mettiamo poi quello scintillio dato dall’ispirazione che fa illuminare gli occhi, vibrare le corde, oltre che vocali, quelle lì, quelle del Cuore?

Ma no!

Il cuore parliamolo solo, disegnamolo ovunque, vediamolo anche in mezzo l’asfalto.. che importa se dentro poi non lo sento! Lo posto su facebook e sono a posto, tutti crederanno che sono ciò che mostro!

E pensare che credevo che la spiritualità fosse unione e non disgregazione, condivisione e non pregiudizio, ricongiungimento e non preclusione, armonia e non chiusura. 

Che poi, a ben guardare, ma io ancora credo!

Io credo!

E siccome credo allora procedo e non importa se c’è chi mi dice no perché qualcuno ha sentenziato che non vado bene, non importa se non faccio tanti cuoricini, non importa  se di tanto in tanto il rafforzativo in me si fa vivo, se attraverso questo sembro alla loro vista “la non spirituale”. Preferisco Essere, libera, di scegliere, esprimere e credere, credere fortemente e ancora credere che la spiritualità sia ben altro che parvenza.

Perché già, non sono perfetta, ho errato, tanto, ho sofferto, tanto, ho perduto, tanto, sono caduta, tantissime volte, ma sempre, sempre mi sono rialzata e sopratutto, ora, io sono qui, e dentro sento che merita viverla questa spiritualità e dentro sento che merita mirare al ricongiungersi e merita costruire il nuovo su basi diverse, magari ancora sconosciute ai più che seguono l’apparenza, ma di certo oneste, trasparenti, vive!

E allora che importa il resto, se nel clan non entro, ne sono ben lieta, perché la spiritualità non è quella dove ci si imbarda per apparire mettendo fiorellini e coriandoli ovunque, spiritualità è andare nel fango e divenire fiore di loto. 

Ed io so che il tempo della parvenza è terminato, dunque se anche mi imbratto di fango non mi turbo, l’ipocrisia non mi appartiene, perché ci credo e perché la spiritualità la respiro e la sento e la vivo oltre tutto ciò che sembra, oltre tutto ciò che si attesta, oltre tutta l’impalcatura ormai abbondantemente cedente. 

La spiritualità è Sacralità che si manifesta nell’essere che erra, ma che poi apprende e risale e risplende.

Io ci credo, fortemente ci credo.

Ricongiungimento, condivisione, quell’amore che non si dice, quell’amore che si fa!

… diverremo molti e molti e molti. 

Con Forza, Coraggio e Fede.

Siate Luce!

Stefania Ricceri

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