SCELGO DI SEDERMI PER TERRA

Stefania, a cosa stai pensando?

mi siedo al centro, per terra

… Scelgo di sedermi per terra.

Mah… pensando no in verità, ma sentendo si, osservando si.

Il momento è delicato, nessuno è esonerato, questo è indubbio.

Lo sento forte.

Così forte che avvolta da questa delicatezza e delicata io stessa, sono naturalmente portata a delle scelte; scelte fatte per cura e riguardo, di me stessa, di ciò che sento, percepisco, vedo e “vedo”.

Al finale non possiamo insistere, è deleterio.

Non possiamo continuare a sperare, è illusorio.

Non possiamo imporre, è inutile. 

Scelgo di sedermi per terra

Ciò che possiamo fare è fluire, accorgerci, sentire, osservare, ascoltare, verticalizzarci, connetterci.

E allora quelle scelte non risultano dolorose, non si sentono sbagliate, non si guardano dal basso, dall’alto, da destra o da sinistra; si guardano dal centro, e dal centro ogni cosa appare chiara, pacata, equilibrata, armoniosa.

Lungo il mio cammino ho visto tante cose, ho sperimentato tante cose, ho insistito tante volte, ho sperato, imposto anche.

Ma da qua mi accorgo di quanto limitante sia stato e sento che è tutto molto semplice, molto fluido, molto armonioso.

Molto delicato. 

Delicato nel senso profondo, aprirsi alla vulnerabilità trovo sia il passo più coraggioso ma anche il più difficile da fare per certi versi.

Scelgo di sedermi per terra

Ci hanno insegnato che dobbiamo essere forti, che dobbiamo proteggerci dagli attacchi con degli scudi, che bisogna essere impassibili, che bisogna mordere, che la vita è difficile e non regala niente. 

Ma a cosa serve?

Delicato è prezioso, delicato è bello, delicato è cura, attenzione, riguardo amorevole. 

L’inghippo è che nel mantenere alte le barriere che ci hanno insegnato a costruirci fin dai primi respiri terreni, la cosa che poi siamo portati a ricercare è qualcuno o qualcosa che ci tratti con delicatezza mantenendo però la corazza che ci irrigidisce perché stretta.

Troppo stretta per quel qualcosa che siamo che non ha forma, sostanza e dimensione ma che di forma, sostanza e dimensione ne ha in abbondanza. 

Dunque scelgo di sedermi per terra, nel centro.

Mi spoglio di tutto e lascio che la vita faccia, perché la vita meglio di me sa cosa è meglio per me, ma sopratutto, so che la vita sa meglio di me quanto io sia delicata, quanto ognuno di noi sia delicato.

E se anche qua e là mi graffiasse un poco, so che lo farà per verificare se mi accorgo di essere viva davvero e libera da ogni corazza. 

Scelgo di vedere la vita come un dono e non come una punizione, ma soprattutto scelgo di essere apertamente vulnerabile e delicata. 

Mi accorgo.

C’è un Fuoco Sacro che vibra in me e lo
lascio esistere.

Con Forza, Coraggio e Fede.

Siate Luce!

Stefania Ricceri

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