DAL 14 AL 20-6 IL CIELO, LA TERRA E LA MATTANZA

E ad un certo punto…

Dal 14 al 20-6 il cielo, la terra e la mattanza ci parlano di come il procedere s’intensifica e ci porta a congedarci per andare oltre.

Un oltre che ancora di più ha il gusto dell’incognita, dell’incerto, dell’instabile; eppure, dentro, qualcosa si fa sentire forte e invita ad andare aldilà di quel velo ormai così sottile eppure ancora coprente per alcune sfumature.

Dal 14 al 20-6 il cielo, la terra e la mattanza.

In questo tempo così straordinario e rivelatorio, dove il contatto con l’umano che sei urla nel tentativo di farsi ascoltare, il cielo chiama per ricordarti di mettere i piedi per terra.

La terra, quel luogo in cui iniziare a camminare o in cui cadere sbattendo; poco importa, ciò che importa è ristabilire il contatto.

Un contatto che si è perduto nei meandri del tubo catodico, nell’inneggiare al procurato allarme; nel fare la conta.

La conta dei camminanti, degli striscianti, degli untori, dei pro, dei contro, degli illuminati, degli oscuri.

Dei buoni, dei cattivi, dei veri, dei falsi.

Dei vivi.

Dei morti.

Dal 14 al 20-6 il cielo, la terra e la mattanza.

Qui, sulla terra, nella terra, sta accadendo questo.

Un luogo in cui ritrovarsi eppure in cui risulta così facile perdersi.

Perdersi per poi ritrovarsi; con se stessi prima e con il nostro prossimo poi, in naturale conseguenza.

Ma no, ancora non è il tempo del nostro prossimo, delle alleanze, dei clan.

Ora è il tempo del ritrovarsi, nudi, sulla terra, piedi a terra; con se stessi, in se stessi, per se stessi.

Per ritrovarsi, però, necessario è perdersi, sentire il senso di smarrimento, di sconfitta, di ineluttabilità.

Per ritrovarsi è necessario arrendersi lasciandosi cadere, anche.

Nel cadere poi ci sono i caduti a causa della paura.

Caduti in nome della “normalità”, per la “comunità”, per tornare alla “libertà”, per poter viaggiare…

Caduti in nome della moda del momento, caduti per dare il “buon esempio”, caduti per paura di cadere.

Dal 14 al 20-6 il cielo, la terra e la mattanza.

E per ogni caduto, un attimo di silenzio che lascia attoniti, senza parole, senza fiato, lascia senza… anche senza il caduto stesso.

Il caduto che chiamiamo “mamma”, “papà”, “nonni”, “zii”… “figli”.

I figli… sono tutti nostri figli, frutti nati per l’amore e nell’amore che per la paura di cadere cadono, e indietro non tornano più.

Figli che per la moda del momento fomentata dai social, della tele, dalla radio, da ogni dove, cadono.

I figli.

Noi tutti siamo figli.

Figli anche di Madre Terra.

Ce ne siamo dimenticati.

Ci siamo persi.

Eppure, dopo aver lavato via con il pianto tutto quel dolore.

Dopo aver compreso, dopo aver sentito, dentro, il senso dell’arresa…

Dopo tutto questo, ad un certo punto, nel vedere finalmente le cose per quello che sono, si sceglie di andare.

Andare dove non si sa, ma di andare incontro a quell’incerto che ad un certo punto diventa la cosa più certa che vi possa essere. La vita.

Lungo il procedere, l’Essere in Divenire fa delle esperienze, ognuna di queste gli servono per comprendere chi egli è oltre quello che crede di essere.

Lungo il procedere, ogni prova gli consentirà di raggiungere il compimento, la realizzazione, la Bellezza.

La Bellezza nel vedere ciò che è davvero.

La Bellezza nel vedere e nel sentire la Madre Terra e nel contemplare il Padre Cielo.

E, in tutto questo, ricordati…

Ricordati di vivere!

Torneremo a guardare le stelle.

A tutti i Cuori impavidi.

Procedo contemplando il mistero che mi avvolge e nel quale respiro il soffio Sacro della vita.

E il viaggio continua…

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Con Forza, Coraggio e Fede.

Siate Luce!

Stefania Ricceri 

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